Perché, nell’epoca dell’informazione infinita, siamo così poveri di idee davvero nostre?
Viviamo in un’epoca curiosa: mai l’uomo ha avuto accesso a una tale abbondanza di sapere, e mai come oggi ha faticato a trasformarlo in pensiero. Sappiamo molte cose, le riconosciamo quando le incontriamo, ma raramente riusciamo a usarle nel momento in cui servono. È il paradosso della conoscenza contemporanea: accumuliamo informazioni come si collezionano oggetti, senza chiederci se sappiano ancora parlare tra loro.
Forse il problema non è quanto leggiamo, ma come conserviamo ciò che leggiamo. E soprattutto: cosa succede alle idee dopo che le abbiamo sottolineate?